Un lavoro solitario e la ricerca di uno spazio da condividere


Credo che un’introduzione per questo blog sia necessaria. Non per presentarmi, ma per chiarire perché questo spazio esiste. L’idea di creare questo blog nasce da una constatazione semplice, che però nel tempo è diventata sempre più evidente: il vivere, e in particolare il vivere l’artigianato, è spesso un percorso vertiginoso e solitario. Ed è da qui che voglio partire, dalla solitudine dell’artigiano, che sarà anche uno dei primi temi affrontati.

Questo blog non nasce come racconto autobiografico nel senso stretto del termine. Chi mi conosce sa che ho scelto di percorrere la strada dell’artigianato provando a costruire una tecnica nuova, particolare, probabilmente poco esplorata, e che per farlo ho deciso di scendere fisicamente in campo. Ho costruito un carretto da bici che diventa banco da esposizione, ho iniziato a muovermi nello spazio pubblico per mostrare ciò che so fare e per capire che tipo di risposta potesse avere un pensiero interamente artigianale, seguito dall’inizio alla fine, senza scorciatoie. In questo percorso ho utilizzato tutto ciò che avevo già dentro, in particolare le tecniche e l’approccio che arrivano dal teatro e dalla scenografia. Per questo mi considero un artigiano scenografo: una persona che ha scelto di portare competenze nate in un contesto diverso nel mondo reale dell’artigianato, mettendole alla prova senza filtri.

Come succede a molte persone che decidono di mettersi in strada, di esporsi, di capire se la propria arte può avere un riscontro, ci si ritrova a farsi molte domande. È qui che nasce il mio concetto di solitudine. Spesso siamo soli mentre lavoriamo, e questa solitudine può essere fertile dal punto di vista creativo, ma può anche diventare un’agonia. Essere soli per gran parte della giornata, soprattutto quando si lavora a casa o in uno spazio isolato, può diventare qualcosa di molto duro. A questo si aggiunge un altro tipo di solitudine, forse ancora più evidente: quella vissuta durante gli eventi, le bancarelle, le giornate passate ad aspettare che qualcuno si fermi. Non solo per vendere, ma per scambiare due parole, per spiegare il proprio lavoro, per presentarsi. Capita di vivere ore intere senza interazione, e questo pesa, anche perché l’artigianato è composto da una moltitudine di realtà piccole e separate, ognuna chiusa nella propria esperienza, con pochissime occasioni di confronto reale.

Da qui nasce l’idea di questo blog. Mi piacerebbe che fosse uno spazio in cui creare condizioni di scambio. Scrivere partendo da ciò che sto vivendo, dalle mie esperienze quotidiane, non tanto per raccontarmi, ma perché credo che ci sia bisogno di parlare, di mettere in comune dubbi, crisi, tentativi. I social, per come li percepisco, non riescono a sostenere questo tipo di discorso. La forma del blog era qualcosa che avevo in mente da tempo, proprio perché permette un pensiero più disteso, meno immediato, più stratificato. Può essere uno spazio per mostrare cosa c’è dietro il mio lavoro, come penso dovrebbe ragionare un artigiano, o più in generale una persona che ha voglia di fare e di mettersi in gioco, ma anche un luogo in cui altre voci possano entrare.

Mi piacerebbe, nel tempo, riuscire a intervistare altri artigiani, creare una sezione dedicata in cui capire come lavorano, quali possibilità hanno, come vivono le loro giornate, la produzione, gli eventi, i momenti di crisi. Parlare di argomenti generici, condivisibili, che possano aiutare chi è agli inizi o chi, anche se sostenuto, si trova comunque in difficoltà e sente il bisogno di un confronto. Senza trasformare l’artigianato in un racconto drammatico o vittimistico, ma riconoscendo che esistono visioni diverse, momenti di tristezza e momenti di gioia, e che spesso la vera difficoltà sta nell’incanalare queste situazioni.

Per ora questo blog è uno spazio aperto. Un insieme della mia esperienza e, spero, di quelle di chi vorrà partecipare. Può essere abitato da artigiani con anni di lavoro alle spalle come da persone che sentono semplicemente la necessità di non essere sole nel proprio percorso. Oppure per appassionati e curiosi che hanno piacere di approfondire le difficoltà della nostra quotidianità, che vogliono interagire, fare domande, sottolineare dubbi sulle questioni in merito o suggerire argomenti da affrontare insieme. Questa è l’idea. Non una forma chiusa, ma un luogo che prende senso attraverso l’uso, il tempo e le voci che lo attraverseranno.

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